La voce del Arte

La voce dell’arte

Presentiamo questa proposta perché, coscienti di un grande riavvicinamento popolare di interesse e curiosità nei confronti di arte e musei nel mondo, rimane esistente l’annoso problema di tentare un approccio più diretto e immediato, rivolto ai giovani che richiedono una divulgazione informativa priva di fronzoli e allocuzioni. Divulgazione non certo meno dotta ma priva di eccessivi rimandi specialistici e densa di informazioni e spiegazioni tecniche circoscritte ed esaustive su qualsiasi delle opere che sia presa in esame.

Le famose targhette a lato, con laconiche informazioni circa Titolo, Autore, supposto Anno di creazione e poco più, sono oramai talmente obsolete che spesso i giovani, non solo non le consultano ma ne ignorano esistenza ed utilità.

Vorremmo però cercare di spiegare come coniugare le possibilità che la tecnologia (così fortemente espansa negli ultimi due decenni) ci mette a disposizione per cercare di accorciare le distanze tra l’attuale modo di fruire Arte e Cultura con le possibilità di snellimento e semplificazione fornite dalla tecnologia stessa.

In altre parole, esiste la possibilità, già stabilizzata e utilizzata quotidianamente dalla grande massa, di alcune “scorciatoie informative” per consentire ad un visitatore una fruizione più coinvolgente, incuriosente, diretta, esaustiva e comprensibile della esperienza in una visita museale. Ma finora non viene adottata.

Se si vuole far uscire il concetto museale dal gorgo della cripticità per addetti ai lavori, si deve cercare di ribaltare il concetto stesso di valenza culturale della diffusione e adottare una semplificazione di informazioni. Processo già ampiamente in atto in ogni aspetto della vita contemporanea ma che, stranamente, fatica ad essere adottato quando applicato ad Arte e Cultura.

Esistono pregevolissime ricostruzioni animate, molto ben illustrate e dettagliate, degli sviluppi architettonici ed urbanistici nella storia.

Magnifiche riproduzioni giganti di particolari o porzioni di un opera di taglia diametralmente più contenuta nelle dimensioni. Esistono variegate forzature di “percorsi guidati” a cui sottostare per poter fruire di un opera o gruppo di opere. Ma nulla, se non di eccelsa fattura ed assoluta pertinenza, riesce nel difficile impegno di “coinvolgere” un visitatore. Questo perché, dal nostro modesto punto di vista, si vuole “imporre” sempre una visione personale o di corrente di pensiero e la si vuole forzatamente contestualizzare pensando spesso che “contaminazione” sia coinvolgimento. Sovente con risultati disastrosamente opposti.
Non esiste nulla di diretto. Senza sovrastrutture. Comprensibile ad un primo approccio. Qualcosa che crei ed amplifichi il rapporto individuale con l’Arte in un luogo, il museo, che, per sua struttura, prevede la massificazione e l’accumulazione a scopo di divulgazione. Non esiste nulla che consenta e sostenga il momento intimo e personale di ognuno di fronte alla potenza dell’Arte senza creare soggezione o inadeguatezza. A parte il silenzio.
L’uomo “visitatore”, oggi, è ancora visto come uno studente da acculturare e a cui si debba spiegare, per imposizione, come guardare , come fruire e come intendere l’emozione di un incontro con l’Arte.

Arte per l’arte

Le arti sono tante ma la settima, il Cinema, è quella con la quale abbiamo tutti imparato a relazionarci più che con le altre, negli ultimi 100 anni. Architettura, Musica, Pittura, Scultura, Poesia e Danza sono parte del nostro DNA, della nostra cultura, ed ognuna sa dirci o far provare qualcosa. Il Cinema invece ci parla. E ci parla con le parole di ogni arte. Il cinema può far vivere ognuna delle altre sei arti. Direttamente. A tu per tu. Anche in una sala affollata. Anche in una arena sterminata. Anche nel solo ricordare ciò che, pur essendo finzione ed immaginazione rese immagini, ci ha colpito nel profondo, nell’intimo. Il Cinema con la sua capacità di rendere visibile l’inesistente e possibile l’impossibile, parla direttamente alla nostra anima. E con la voce di qualunque arte. Solo facendo vivere, anche ciò che non lo è.
Ecco dunque come vorremmo avvicinare arte ad arte. Emozione ad emozione. Con semplicità, come tutte le espressioni dell’arte.
In una sala, tra le tante statue esposte, una attira l’attenzione. Il suo sostegno espositivo è più grande e quasi l’avvolge. Ci avviciniamo per guardare meglio e le luci si abbassano. Ancora un timido passo e la struttura si accende e, in essa, la statua che guardiamo al naturale, ci guarda. Ma sembra viva. Ci fissa. I suoi occhi si muovono e ci squadrano da capo a piedi. “Salve” ci dice guardandoci negli occhi. Poi, comincia a parlarci. Il suo volto, tutta la sua fisiognomica facciale si è animata. Le labbra articolano le frasi ed il volto commenta ciò che dice. Animata dalla passione e dalle proprie emozioni essa recita: “Sono un marmo delle cave del Monte Pentelico che le abili mani di Fidia, nel lontano 438… prima… di Cristo, trasformarono nella fiera statua che vedete. In realtà io sono una copia coeva, (confidenziale -) significa “della stessa epoca” (sorride e riprende -) in quanto l’originale era in bronzo e… nessuno sa come sia finito… forse sciolto nel nulla probabilmente come allora si usava. Poveretto. Ma si dice che io sia stato scolpito ad immagine e somiglianza dell’originale da allievi ed aiutanti del grande Fidia. Come copia. A testimonianza del gran bel lavoro. Oggi direste che sono una “fotocopia”. Non mi offendo. E’ la verità.”

Animazione e proiezione riflessa compiono il miracolo di rendere vivo ciò che che è immobilizzato nella pietra. Esiste un famoso gruppo di artisti Russi, specialisti nel creare e rendere vivi, attraverso applicazioni computerizzate multi specialistiche e proprietarie, qualunque genere di immagine da essi stessi raccolta, modificata in animazione e ricollocata nel contesto prescelto ed idoneo alla narrazione. Essi possono operare su qualunque materiale tridimensionale creando, apparentemente per magia ma grazie invece ad una eccezionale maestria nell’uso della tecnologia, la dinamica reale della fisica facciale e fisica di un soggetto riproponendolo nell’atto di parlare, cantare, sorridere ed interpretare “realisticamente” un qualsivoglia “pezzo”, conosciuto o creato ad arte per questa esibizione.

Applicare questa tecnologia assolutamente non invasiva, a qualsiasi scultura prescelta rendendola capace di agire e (con apposito studio successivo) interagire con uno spettatore, diventa conseguentemente quasi facile ed affascinante. Per illustrare un esempio di cosa intendiamo con questa proposta, ecco allegati di seguito alcuni stralci di possibili situazioni e, addirittura, dialoghi tra statue con finalità illustrative e divulgative della storia e delle loro provenienze, che si potrebbero adottare per contestualizzare le opere d’arte nel periodo storico, nella provenienza, nello sviluppo del processo creativo e nelle modalità e ragioni della loro ubicazione museale.
Spiegate ed illustrate da esse stesse medesime.